EDITORIALE – UN SILENZIO ASSORDANTE CHE HA SVEGLIATO LE COSCIENZE

Un silenzio assordante che ha fatto così tanto rumore che ha svegliato le coscienze dormienti di tutto il mondo. Questo è quanto andato in scena ieri nel momento in cui all’interno del Khalifa International Stadium è stato diffuso l’inno della nazionale iraniana. La gara contro l’Inghilterra è stata solo una bella cornice che ha dato risonanza ad una protesta così pacata nei modi, ma così feroce nella dinamica e nell’impatto mediatico.

Tra lo stupore generale gli undici giocatori in campo ed i membri della panchina hanno volutamente omesso di cantare quello che in quel momento era il simbolo del loro stato, ma non del loro popolo. La testimonianza che una nazione non può unirsi nemmeno nella manifestazione sportiva più importante del mondo quando manca la libertà. La nazionale di calcio che dovrebbe essere in quel momento il simbolo della nazione che si mette contro uno dei regimi più feroci della storia modera. L’Iran è uno di quei posti in cui i diritti più elementari delle persone ed in particolare delle donne e degli omosessuali vengono ogni giorno calpestati. Al momento nessuno però era riuscito a mettere a nudo le contraddizioni di un popolo che si sente oppresso. I calciatori iraniani hanno voluto dare un segnale “mondiale” come mai si era visto prima. Un gesto di un’importanza mediatica così grande che ha messo a nudo anche le oppressive scelte della Fifa. Il massimo organo del calcio mondiale ha minacciato di usare i propri arbitri contro coloro che avessero osato indossare un abbigliamento non consentito. Che figura fanno poi quelle nazionali i cui capitani hanno omesso scientemente di indossare la fascia da capitano per paura di un cartellino giallo. Ogni commento è superfluo anche alla luce delle parole del portiere della Francia Lloris che temendo di essere ammonito in una gara di calcio ha tenuto bene a precisare “La FIFA organizza la competizione e noi giochiamo. Preferisco rispettare le regole anche se ci sono diverse cause che vanno sostenute”.

I colleghi iraniani, invece, mossi dalla disperazione di un popolo hanno usato un modo tanto triste quanto geniale per mettere all’angolo la Fifa. Dietro un gesto del genere ci sono molteplici componenti che hanno creato un vortice emotivo difficilmente comprensibile. Alla rabbia per la protesta si è unito il dolore di non poter cantare l’inno che rappresenta la propria terra. Infine non può non esserci anche la paura di non sapere quali saranno le conseguenze di questa presa di posizione. Una squadra che ha fatto diventare il calcio il teatro di una delle proteste più veementi e coraggiose della storia. Quel che rimane è un regime che è stato colpito, purtroppo non in maniera definitiva, da quel “silenzio” che da anni impongono al loro popolo.

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