ALLEN IVERSON – THE ANSWER DAL PARQUET ALLA MODA

Il 26 giugno 1996 presso la Continental Airlines Arena di Rutherford, nel New Jersey, andò in scena quello che per molti è il Draft NBA migliore di sempre. La classe del 1996 si impone come principale termine di paragone per ogni annata precedente o successiva con ben cinque partecipanti, eletti alla Hall of Fame della NBA: su tutti il compianto Kobe Bryant. Ma l’ambito titolo di First Overall Pick spettò quel giorno a un ventenne dei Georgetown Hoyas, il primo playmaker ad essere selezionato come prima scelta assoluta dopo Magic Johnson. I Philadelphia 76ers – designati per primi a scegliere in virtù delle 64 sconfitte registrate nella stagione precedente – misero gli occhi su un ventenne di appena 183 centimentri: Allen Iverson.

Durante gli anni trascorsi alla Bethel High School, Iverson era riuscito ad affermarsi come una promessa tanto nella pallacanestro quanto nel football. Il 14 febbraio 1993, tuttavia, venne, suo malgrado, coinvolto in una rissa su una pista da bowling di Hampton, come raccontato dal docufilm di Steve James No Crossover: The trial of Allen Iverson. Al termine dei mesi trascorsi dietro le sbarre a Newport News City Farm, le porte di una delle migliori università del paese, la Georgetown University, gli vennero aperte da coach John Thompson che lo rilanciò, anzitutto, come uomo. Nonostante le ottime prestazioni in due consecutive edizioni del campionato accademico organizzato dalla NCAA, gli episodi di cronaca legati al virginiano potevano lasciare dubbi sulla sua tenuta professionale a contatto con notorietà e ricchezze della massima serie ma la franchigia di Philadelphia decise di investire su quel talento cristallino.

Allen Iverson, una risposta sul parquet: dai Sixers alle Olimpiadi

Una scelta felice quella del classe 1976 di Hampton che, al termine della prima stagione in NBA, si aggiudicò il premio di esordiente dell’anno, il Rookie of the Year Award. Fu soltanto il primo dei numerosi riconoscimenti con cui venne nominato miglior giocatore nella stagione 2001, due volte miglior giocatore dell’All Star-Game nel 2001 e nel 2005 e vincitore per quattro volte del titolo di miglior marcatore dell’anno nelle stagioni 1999, 2001, 2002 e 2005. Pur non avendo mai vinto il campionato NBA, condusse i Philadelphia 76ers alla finale contro i Lakers del 2001. In gara 1, Iverson realizzò 48 punti, issandosi al settimo posto nella classifica all time per il numero di marcature in una finale. Nel resto della sfortunata serie, terminata 4 a 1 per la squadra di Kobe Bryant e Shaquille O’Neal guidata da Phil Jackson, avrebbe realizzato altri 130 punti.

Nel dicembre del 2006, i Sixers lo cedettero ai Denver Nuggets dove visse due ottime stagioni, terminate con l’eliminazione al primo turno dei playoff. Falcidiate dagli infortuni, invece, furono le ultime esperienze nella pallacanestro giocata con i Detroit Pistons, i Memphis Grizzlies, prima del ritorno a Philadelphia nel 2009 e il trasferimento al Beşiktaş l’anno successivo. Allen Iverson, che ha vinto anche una medaglia alle Olimpiadi di Atene 2004 come capitano della selezione statunitense, si è ritirato il 30 ottobre 2013. Nell’arco di 14 stagioni in NBA, ha totalizzato 961 presenze, realizzando 25.799 punti con la media di 26,84 a partita. Il 1 marzo 2014, durante la gara casalinga contro gli Washington Wizards, i 76ers hanno ritirato la casacca numero 3, ratificando un legame tra giocatore e città che ha pochi paralleli nella storia dello sport.

Allen Iverson, un’icona di stile: dalle Reebok all’hip-hop

Capace di trovare sempre una soluzione difronte a difese apparentemente imperforabili, la guardia virginiana è stata presto soprannominata The Answer, la risposta. Una genialità che gli permise di rendere una normale gomitiera un accessorio di stile così come di compiere gesti indimenticabili quali il crossover, una finta “spezza-caviglie” fatta ai danni di sua maestà Michael Jordan proprio nella stagione di esordio. Ma Allen Iverson ha iscritto il proprio nome tra i giganti del pallone a sei spicchi anche con il celebre step over con cui scavalcò platealmente Tyronn Lue, finito a terra nel tentativo di marcarlo mentre realizzava una tripla nella finale playoff del 2001. Tatuaggi, treccine e una mise ispirata all’hip-hop che ha rivoluzionato lo stesso codice di abbigliamento dei cestisti sul parquet e fuori, radicando il legame – ormai iconico – tra NBA e moda a livello globale.

Non a caso, nel 1996 a puntare tutto su Allen Iverson fu anche la Reebok con un contratto da 50 milioni di dollari. Se fino a quel momento il principale testimonial del brand inglese sul mercato NBA era stato Shaquille O’Neal, presto venne prodotto un modello, disegnato per The Answer: ça va sans dir, le Question di cui, nel corso della carriera del giocatore a Philadelphia, vennero realizzante varianti in oltre cento diverse colorazioni. Come reso noto da Darren Rovell di The Action Network, nel 2001 – anno dell’elezione a Most Valuable Player dell’NBA – il play virginiano avrebbe firmato un accordo a vita che includerebbe un fondo di 32 milioni di dollari al compimento dei 55 anni oltre a uno stipendio annuale di 800 mila dollari. Come reso noto da Forbes, dal 2021 è partner anche di Viola, un marchio di prodotti a base di canapa, fondato dall’ex cestista Al Harrington: anche in questo campo The Answer ha assicurato: “Stiamo per cambiare il gioco”.

Nel 2015 Kent Babb ha dedicato ad Allen Iverson una biografia – tradotta in italiano da Lorenzo Vetta – intitolata Not a game. Il riferimento è alla conferenza stampa del 7 marzo 2002 in cui al rimprovero di aver saltato un allenamento, il cestista virginiano rispose: “We talkin’ about practice, man. Not a game” che suona “Stiamo parlando di un allenamento, amico. Non di una partita”. La conferenza divenne presto virale in quanto la guardia statunitense ripetè “allenamento” per 22 volte in un minuto rendendolo un episodio emblematico dell’estro che delinea la sua folgorante parabola cestistica. Parlare di Allen Iverson significa descrivere un personaggio partito dal nulla e diventato un atleta affermato, un’icona di stile, un testimone in grado di mostrare attraverso le sue molte vite quanto è necessario lottare per trovare una risposta o, meglio, The Answer.

di Matteo Parente

Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Topic Corelati
Total
0
Share